LORENZO IL MAGNIFICO
- giorgio gaudio
- 14 gen
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Nel tennis moderno il talento cristallino può agire come un’arma a doppio taglio. Per anni, la carriera di Lorenzo Musetti è stata osservata attraverso la lente d'ingrandimento di un’estetica fuori dal comune, un rovescio a una mano capace di disegnare traiettorie rinascimentali che però, paradossalmente, sembrava imprigionarlo nel ruolo dell'eterno incompiuto.
Venerdì scorso, con l’ufficializzazione del numero 5 della classifica ATP, Lorenzo ha finalmente rotto quello specchio, trasformando la sua "maturazione artistica" in una realtà spietata per i suoi avversari.

Il percorso di Musetti affonda le radici in un passato da "enfant prodige" che non sempre è stato un alleato facile da gestire. Diventare Numero 1 del mondo Junior e trionfare agli Australian Open nel 2019 ha significato, per il ragazzo di Carrara, caricarsi sulle spalle una zavorra di aspettative enormi. In un’Italia tennistica che allora cominciava appena a risvegliarsi dal lungo letargo post-Panatta, ogni suo colpo veniva analizzato come il presagio di una gloria imminente.
Il passaggio al circuito professionistico non è stato dunque solo un salto tecnico, ma un brutale impatto con la realtà: la pressione di dover dimostrare immediatamente di valere il rango dei grandi ha agito come un rumore di fondo costante, rendendo i primi passi nel circuito ATP un cammino disseminato di mine psicologiche.
I primi anni di Musetti tra i "pro" sono stati un’altalena di emozioni. Lo abbiamo visto incantare il mondo con un tennis fatto di variazioni, palle corte millimetriche e accelerazioni improvvise, ma lo abbiamo anche visto smarrirsi nel suo stesso bagaglio tecnico. Avere troppe opzioni, per un giovane talento, significa spesso non saperne scegliere nessuna nel momento cruciale del match. Questa abbondanza creativa portava a scelte tattiche discutibili e a una tenuta mentale intermittente, non solo nel corso della stagione, ma spesso all'interno dello stesso match. Il Musetti di quel periodo era un esteta che si specchiava nel suo tennis, capace di battere chiunque in una serata di grazia, ma anche di cedere il passo a giocatori meno dotati a causa di una fragilità emotiva che sembrava essere il suo limite invalicabile.
Tuttavia, tra la fine del 2024 e l'inizio del 2026, abbiamo assistito a un vero e proprio "click" neurologico e fisico. Lorenzo ha smesso di essere un giocatore di "strappi" per diventare un atleta totale. La metamorfosi è passata per un potenziamento atletico evidente e per una nuova consapevolezza tattica che gli ha permesso di esprimersi su tutte le superfici. Non più solo un artista della terra battuta, ma un giocatore capace di raggiungere le semifinali a Wimbledon e di dominare sul cemento. Il salto di qualità mentale è stato evidente: oggi Musetti accetta la lotta, soffre nello scambio e ha imparato a vincere le cosiddette "partite sporche", quelle in cui il talento si nasconde e serve solo la corazza del lottatore.
Un ruolo determinante in questa evoluzione lo ha giocato la gestione del team. Se Simone Tartarini resta il "faro" storico, il cordone ombelicale che lega Lorenzo alle sue radici e alla sua crescita umana, l’ingresso nel box di una figura di esperienza internazionale come José Perlas ha rappresentato lo step decisivo. Perlas, già coach di campioni del calibro di Ferrero e Moyá, ha portato quella mentalità "aziendale" e spietata che mancava a un talento così poetico. La convivenza tra lo storico mentore Tartarini e il nuovo innesto tecnico ha creato un equilibrio perfetto: protezione affettiva da una parte e rigore tattico dall'altra, permettendo a Musetti di affinare i dettagli del servizio e della risposta che oggi lo rendono impenetrabile.
Il debutto stagionale nel 2026 è stato la conferma definitiva di questo nuovo status. Al torneo ATP 250 di Hong Kong, Musetti ha giocato un tennis autoritario, centrando la finale dopo aver battuto avversari pericolosi come il giovane Wong e confermando una solidità mentale invidiabile. Proprio grazie a questo cammino, Lorenzo ha scalato l'ultimo gradino che lo separava dall'élite assoluta, raggiungendo la posizione numero 5 del ranking mondiale. Non è solo un numero, è la certificazione che Musetti oggi gioca alla pari con i mostri sacri del circuito, entrando in campo non più per partecipare, ma con la consapevolezza di chi sa di poter sollevare qualsiasi trofeo.
Il successo di Musetti si inserisce in un quadro che ha del miracoloso per la storia dello sport italiano. Per la prima volta in assoluto, l’Italia può vantare due azzurri contemporaneamente tra i primi cinque giocatori del mondo. Questo traguardo non è solo una vittoria individuale di Lorenzo o di Jannik Sinner, ma il simbolo di un movimento che è diventato il punto di riferimento globale. L’italtennis non è più una sorpresa o una serie di exploit isolati: è un sistema che produce eccellenza, con Musetti che rappresenta l'anima più creativa e raffinata di questo dominio. Vedere il tricolore svettare così in alto è la prova che il talento, se coltivato con pazienza, stabilità e la giusta guida, non ha confini. Il tempo delle attese è finito: Lorenzo Musetti è arrivato, e il mondo del tennis ha un nuovo, elegantissimo padrone.
Giorgio Gaudio




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